Chi ha scritto la sceneggiatura di ‘Citizen Kane’?

Ultime

- Advertisement -

In attesa dell’arrivo di Mank su Netflix, il prossimo 4 dicembre, poniamo l’attenzione sulla paternità della sceneggiatura di Citizen Kane titolo italiano Quarto potere

Tra pochi mesi Citizen Kane compirà 80 anni. Tutte le maestranze coinvolte nella sua produzione sono ormai da tempo scomparse ma il suo status di uno dei più grandi film di tutti i tempi è più solido che mai. Con l’apparizione imminente del tanto atteso film di David Fincher, Mank, la perenne discussione su chi abbia effettivamente scritto questo classico certificato, vincitore del suo unico Oscar proprio per la sceneggiatura, torna a farsi accesa, creando ulteriore hype sul film in arrivo.

Non a caso il titolo di questo nuovo film in bianco e nero (che, come produzione Netflix, sarà visto quasi esclusivamente sugli schermi domestici) si riferisce a Herman J. Mankiewicz, fratello maggiore del regista Joseph L. Mankiewicz. Uno spirito leggendario, un critico di Broadway per il New York Times e il New Yorker e un membro della Algonquin Round Table prima di essere chiamato da Hollywood nel 1926 quando divenne rapidamente uno degli sceneggiatori più pagati del settore, prima alla Paramount, poi alla MGM.

- Advertisement -<

Oltre ad adattare famose commedie come The Royal Family of Broadway e Dinner at Eight in film di successo nei primi anni ’30, Mankiewicz ha lavorato a molti altri film ma praticamente nulla di cui si sia mai sentito parlare quanto Citizen Kane in quel vitale decennio.

Mankiewicz era impegnato, guadagnava, ma era rinomato di più per il suo epico alcolismo che per qualsiasi risultato letterario. Nel frattempo, a metà del 1939, all’età di soli 24 anni, Orson Welles aveva già conquistato il mondo del teatro e della radio di New York quando firmò un accordo senza precedenti per scrivere, dirigere e produrre film di sua scelta presso la RKO Pictures, in difficoltà finanziaria. Dopo un paio di false partenze su altri progetti, l’idea di fare un film su una figura molto simile al magnate della stampa ancora onnipresente William Randolph Hearst si era rivelata intrigante, e Mankiewicz, che aveva conosciuto il magnate della stampa in numerose occasioni, sembrava l’uomo giusto per affrontare la scrittura di questa storia.

- Advertisement -

Come il capolavoro di Welles,  Mank si serve dell’espediente narrativo del flashback, l’ingegnosità strutturale, la virtuosa cinematografia in bianco e nero, i luoghi favolosi. Fincher avrebbe fatto questa volta un film diverso da qualsiasi altro che si baserà su personaggi reali.

L’obiettivo sarebbe quello di dipingere un ritratto dettagliato, anche se altamente selezionato, della politica di Hollywood e dei più grandi movimenti ideologici in atto durante la Depressione, ponendosi come obiettivo quello di raccontare l’uomo dietro lo scrittore, la sua eccentricità, l’umorismo e l’arguzia.

Nel corso della scrittura del film, costretto anche da una gamba rotta e quindi isolato da ogni consueta tentazione, con l’aiuto di una segretaria, Mankiewicz ha scritto tanto su Hearst, conoscendo non solo l’uomo e la sua cerchia ma il mondo del giornalismo in senso più ampio. Welles fece rapide visite da Hollywood per controllare i progressi e lo scrittore.

Ricordiamo che al tempo Welles godeva di un contratto senza precedenti che gli garantiva la paternità dell’opera prodotta sia come regista che poi come produttore e sceneggiatore dei suoi film alla RKO e non c’è dubbio che, sin dall’inizio, Mankiewicz avesse rinunciato a qualsiasi credito cinematografico per il suo lavoro.

In seguito, la scrittura della sceneggiatura è stata riconosciuta a Mankiewicz ed egli fu inserito nei crediti del film come co-sceneggiatore insieme a Welles, anche se nessuno dei due fu presente alla cerimonia degli Oscar che ne decretò la vittoria.

Pare tuttavia, che lo sceneggiatore avesse scritto un biglietto di ringraziamento per l’Oscar ricevuto sottolineando la poca partecipazione di Welles alla scrittura. Trent’anni dopo, questa dichiarazione venne acclusa come prova in un saggio di Pauline Kael “Raising Kane”, inizialmente celebrato e in ultima analisi, pubblicato come pezzo in due parti sul New Yorker e come introduzione al libro della sceneggiatura, che non era mai stata pubblicata prima. Nel saggio, Kael enfatizza il primato del lavoro di Mankiewicz sulla sceneggiatura e condanna Welles con deboli elogi.

Da questo evento ne scaturì una disputa e come accade in molte situazioni simili la platea si divise fra chi era dalla parte di Welles e chi contro, finché la cosa sembrava essersi raffreddata con una soluzione che stava nel mezzo: il lavoro pesante lo avrebbe fatto Mankiewicz con le bozze iniziali mentre Welles sarebbe intervenuto a progetto avviato facendo un lavoro di riscrittura con qualche taglio e alcune aggiunte.

Quanto al film di Fincher, Orson Welles appare a malapena come personaggio, concentrandosi sulla figura di Mankiewicz e quindi probabilmente afferma quella che fu la posizione di Kael e Mankiewicz. In questo modo le carte si mescolano ancora e la domanda resta attuale? Chi è il vero autore della sceneggiatura?

L’ultima parola sembrerebbe arrivare da Robert L. Carringer che, nell’edizione dell’inverno 1978 della rivista Critical Inquiry, vol. 5, n. 2, ha pubblicato lo studio “The Scripts of Citizen Kane”. Il saggio ha fornito un’analisi completa di tutte le bozze esistenti della sceneggiatura di Kane, basata su “un set virtualmente completo di record di script per Citizen Kane” conservato negli archivi RKO. Da questo sono nati due libri Carringer, The Making of Citizen Kane e The Magnificent Ambersons: A Reconstruction. Ciò che ne viene fuori è un dato importante, le prime versioni dello script di Mankiewicz erano lunghe anche fino a 300 pagine e Welles sarebbe di fatto intervenuto con tagli considerevoli e con il suo tocco finale da regista. Ma è nella terza bozza che la sceneggiatura di Citizen Kane subisce la sua più drammatica distillazione, e qui il coinvolgimento diretto di Welles può essere documentato e identificato. Questa terza bozza ha prodotto circa 140 nuove pagine di revisione e rivelandone la mano guida di Welles, nell’intento e nell’esecuzione, se forse non interamente in un dialogo riga per riga. Ad esempio, il famoso montaggio di scene “colazione” tra Kane e sua moglie inizialmente consisteva in diverse scene di dialoghi completi. Welles ha escogitato un modo brillante per trasmettere il graduale raffreddamento della loro relazione attraverso una serie di brevi vignette a tavola che hanno trasmesso tutte le informazioni necessarie. Il risultato finale ne risulta dunque “modellato”, “plasmato” attraverso una collaborazione. Certo è che nessuno dei due avrebbe potuto fare a meno dell’aiuto dell’altro.  Come spesso capita, dunque, il prodotto finito è il risultato di più teste, non di una sola. Il regista ha il merito di mettere il punto e dirigere l’orchestra.

La revisione costante della sceneggiatura era un segno distintivo dei metodi di lavoro di Welles, e questo includeva la rielaborazione di dialoghi e scene sul set e in sala montaggio.

Infine i titoli di coda, l’ultima parola di un film, rivelano, semmai, un senso di generosità oltre ogni limite. In un primo momento, Welles senza dubbio si aspettava che avrebbe ricevuto il solo credito per aver scritto Citizen Kane semplicemente perché il suo contratto lo imponeva. Ma alla fine, ha acconsentito a condividere i crediti di scrittura con Mankiewicz. Di fatto il film risulta co-sceneggiato dai due.

- Advertisement -
- Advertisement -

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisement -

Ultime

La Scuola Cattolica, a Venezia78 il film di Stefano Mordini

Il film, tratto dall'omonimo libro di Edoardo Albinati, Premio Strega nel 2016, sarà presentato Fuori Concorso a Venezia78.La Scuola...
- Advertisement -

Articoli che potrebbero interessarti

- Advertisement -