Non lasciare tracce, recensione del film sulla vicenda di Grzegorz Przemyk

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Non lasciare tracce, recensione del film, basato su fatti realmente accaduti, diretto da Jan P. Matuszynski con Tomasz Zietek, presentato a Venezia 78.

Il 12 maggio 1983 Grzegorz Przemyk si rifiutò di mostrare alla polizia la proprio carta d’identità, sostenendo che la legge marziale era stata abolita. Quello che successo dopo fu terribile e fatale. Jurek, amico di Grzegorz, presente al pestaggio da parte della Milizia Civica, diventò così l’uomo più ricercato e anche temuto dallo Stato. Ciò che vide mise in pericolo anche chi gli stava vicino, mentre il processo contro i colpevoli si avvicinava.

Ispirato a una storia vera, Non lasciare tracce, diretto da Jan P. Matuszynski, utilizza uno stile informativo e una narrazione dei fatti piuttosto giornalistica. Insieme all’esposizione di quanto accaduto c’è lo struggente tormento del protagonista, diviso tra il rischiare la vita e la giustizia per un amico che aveva tutta la vita davanti. Mentre lo Stato cerca di insabbiare ciò che è successo lasciando che Grzegorz non diventi altro che una delle tante vittime dimenticate, Jurek è al centro di un complotto architettato nei minimi dettagli.

Una tecnica semplice

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Non lasciare tracce

Per quanto sconcertante e, purtroppo, realistico, il piano per screditare la testimonianza di Jurek è studiato in ogni particolare, niente viene tralasciato. Per ogni problema, ci sarà sempre una diversa versione dei fatti. Insieme a sensazioni di pericolo, rabbia, paura e impotenza che, giorno dopo giorno, sembrano distruggere Jurek, Non lasciare tracce è una fotografia della Polonia dei primi anni ’80, di quella dittatura feroce e violenta nella difesa delle proprie azioni, per quanto insensate e cruente potessero essere.

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Al film interessa ritrarre con precisione e con una regia fin troppo semplice cosa accadde in quegli anni, a Grzegorz, come a tanti altri, e a quanto, nonostante il coraggio, potesse essere difficile arrivare alla verità. La tecnica del film non è brillante, la regia e la fotografia non hanno caratteristiche distintive o particolari, si tratta di pura messa in scena. Esclusivamente la solennità di alcune ambienti, come quelli dove si scelgono le sorti dello Stato e vengono attuate minacce e sotterfugi, sembrano simboleggiare, per la scenografia e le tinte cromatiche, un potere e un’austerità quasi spaventose.

Non lasciare tracce e l’emozione lasciata agli attori

Non lasciare tracce

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La toccante e ottima interpretazione di Tomasz Zietek nel ruolo di Jurek è l’unico elemento che dà al film la giusta emotività. Insieme alle performance di alcuni attori che hanno un velo di inquietudine: non c’è fine agli inganni e agli espedienti che lo Stato utilizza, tutto deve risolversi senza troppi problemi o conseguenze. Le interpretazioni dei membri del cast, in particolare del protagonista, riescono a trasmettere una sofferenza e un terrore che rischia di sopraffarli. È fin troppo spesso la paura a prevalere sulla coscienza. Alcuni elementi narrativi risultano eccessivamente forzati, come a voler romanzare o caricare una storia e una realtà già fortemente drammatica e complessa. Non lasciare tracce è infatti il mero racconto di un evento che ha portato a tragiche conseguenze. 

Questa era la recensione di Non lasciare tracce, diretto da Jan P. Matuszynski, con Tomasz Ziętek, Sandra Korzeniak, Jacek Braciak, Robert Więckiewicz, Sebastian Pawlak, Agnieszka Grochowska, Mateusz Górski, presentato a Venezia 78.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
5
Sceneggiatura
6
Interpretazione
7
Sound
4
Emozione
7
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