Last Night in Soho, recensione del film con Anya Taylor-Joy

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Lasta Night in Soho, recensione del film con Anya Taylot-Joy, Thomasin McKenzie, Matt Smith, diretto da Edgar Wright e presentato a Venezia 78.

Last Night in Soho, con protagoniste Anya Taylor-Joy e Thomasin McKenzie, al fianco di Matt Smith, Diana Rigg e molti altri, è un film dal genere indefinito, che parte come racconto di formazione, per diventare poi un thriller e infine un horror. Diretto da Edgar Wright, il film sfiora dichiaratamente l’inverosimile, raccontando tematiche estremamente realistiche e purtroppo attuali.

Last Night in Soho, oscillando tra coming of age e thriller psicologico, in un susseguirsi di colpi di scena e scoperte inaspettate, narra la vita dell’ingenua Eloise che sogna di diventare una fashion designer. Trasferitasi a Londra si ritrova catapultata in una città diversa da come la immaginava e che le aprirà le porte verso un altro mondo, un’altra epoca più cupa e oscura di come potrebbe inizialmente apparire. I sogni di Eloise si scontrano così con un sistema crudo e amaro, mentre un passato di sofferenze e brutalità riaffiora tanto nell’immaginazione quanto nella realtà.

Una falsa realtà

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Last Night in Soho

Last Night in Soho è un film ai limiti dell’assurdo, raccontato in una cornice surreale, in una Londra solo all’apparenza magica, vivace e brillante. Si cela un mondo marcio pronto a distruggere sogni e speranze  dietro le tinte glamour e scintillanti dei locali notturni dove nascono le star del futuro. Eloise a Sandie sono due facce della stessa medaglia, diverse, opposte, ma entrambe mosse dalla forza dell’aspettativa di realizzare i propri desideri. L’universo di entrambe crolla tra promesse infrante e falsi miti, mentre un luogo ricco di opportunità si trasforma in un’inquietante prigione popolata da fantasmi spaventosi.

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Il film si muove su due piani temporali, dove il sogno nasconde la verità e la realtà è un turbine di inganni e bugie. Vittime che diventano carnefici, angeli che si trasformano in demoni, la vita di Eloise è l’inferno che solo di notte si trasforma nel paradiso fittizio di un’epoca ormai andata. Ma anche questo schema subisce un ribaltamento: Last Night in Soho cambia così continuamente registro. Intrigante e avvincente, la pellicola di Edgar Wright diventa sempre più cupa, trafitta da un’amara rassegnazione dove c’è spazio solo per la violenza. Eloise è così la nuova Sandie con un futuro ancora da scrivere, il tramite verso la scoperta di un segreto troppo a lungo celato.

Il dualismo di Last Night in Soho 

Last Night in Soho

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Feroce e trasparente negli aspri compromessi ai quali la protagonista viene costretta, Last Night in Soho si carica di una moltitudine di temi che si definiscono nella chiarezza di un’alternativa sempre possibile. Un viaggio nei meandri di una mente turbata e scossa, capace di distorcere la realtà rendendola estremamente distante. Per quanto non sia del tutto chiaro il messaggio del film, Last Night in Soho mostra due personalità femminili complesse, legate da qualcosa di più di un sogno nel cassetto. La pellicola, frenetica ed eccessiva, racconta due storie, due donne, due città, due sogni, due mondi, ecco perché un solo genere non poteva bastare.

Nella seconda metà, il film si trasforma passando a una regia più artificiosa e a una fotografia permeata da tinte scure e colori freddi, abbandonando la sfavillante atmosfera iniziale. Tra horror e crime detection, le ombre di un passato cruento trasportano la protagonista verso la sua paura più profonda. Last Night in Soho è una narrazione che intrattiene, a tratti diverte, colpisce e sorprende. Scadendo a volte nel didascalico a causa dei molti temi trattati, il film si avvale di straordinari attori, prime fra tutti Anya Taylor-Joy e Thomasin McKenzie, qui personaggi approfonditi nella loro psicologia più profonda. Last Night in Soho è, appunto, quell’ultima notte nell’affascinante quartiere di Soho che può cambiare per sempre la propria vita.

Questa era la recensione di Last Night in Soho, presentato a Venezia 78, con protagoniste Thomasin Mckenzie e Anya Taylor-Joy.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
8
Sceneggiatura
7
Interpretazione
8
Sound
9
Emozione
7
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