La scuola cattolica, recensione del film sul delitto del Circeo

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La scuola cattolica, presentato a Venezia 78, diretto da Stefano Mordini, con nel cast Benedetta Porcaroli, Giulio Pranno, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca e moltissimi altri giovani talenti, racconta una delle pagine più nere dell’Italia degli anni ’70, il massacro del Circeo.

La scuola cattolica inizia con una panoramica della scuola privata precedentemente frequentata da due dei futuri assassini coinvolti nel delitto del Circeo. È chiaro da subito che ci si trova nella Roma bene, in un quartiere dell’alta borghesia e che i rapporti familiari, così come quelli tra studenti e insegnanti, sono rigidi e superficiali, ciechi di fronte al vero male che può distruggere figli e allievi. A raccontare questo mondo Edoardo, ancora studente in quell’edificio dove, seduti sugli stessi banchi di scuola, pochi anni prima, c’erano Gianni Guido e Angelo Izzo.

La scuola cattolica è il centro della storia

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La scuola cattolica

La scuola cattolica è un film dove l’ambientazione è centrale, così come la società, il contesto politico e quella divisione tra borghesia e proletariato che ha contribuito a portare a quel terribile delitto. A legare quella violenza insensata e irrazionale alla quale Edoardo assiste ogni giorno e quell’atrocità consumatasi tra il 29 e 30 settembre del 1975 a San Felice Circeo, è la scuola cattolica, della quale erano appunto ex studenti Gianni Guido e Angelo Izzo. Il liceo privato è l’unico legame tra le due realtà, le due storie, diverse ma complementari, e che appaiono però fin troppo distanti slegate.

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Il film sembra muoversi a compartimenti stagni: scuola, famiglia, amici e peccati avvenuti in un silenzio condiviso da giovani e adulti. Come l’educazione a scuola influenza i rapporti familiari e come quella violenza nascosta tra le mura delle case si ripercuote su ciò che accade a scuola? Ma soprattutto, quanto, nell’Italia degli anni ’70, era centrale il quartiere dove si abitava e le proprie idee politiche? A tutte queste domande non c’è una vera risposta: Stefano Mordini apre tutti questi scenari, approfondendone solo alcuni. Una regia attenta tratteggia i contorni dove si muoverà l’intero film e un’interpretazione ottima di tutti gli attori, in particolare i più giovani, rende la pellicola comunque scorrevole e interessante.

La Roma bene ricca e indifferente

La scuola cattolica

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Il personaggio di Albinati vive il suo tormento in segreto, come tutti, dominato da una volontà inconscia di non dover vedere più tutta quella rabbia e malvagità alla quale rischia di abituarsi. Un’amarezza di fondo pervade La scuola cattolica prima che le terribili immagini di quella notte concludano la storia: è il delitto del Circeo, in una struttura circolare, ad aprire e chiudere il racconto. I temi del film cercano di spiegare cosa possa aver portato a più atti cruenti accaduti in quel periodo e a quanto le idee politiche potessero distorcere la realtà. Nel complesso il film di Mordini funziona, ma presenta delle mancanze.

Il fatto che tra le conseguenze di tutta quella malvagità ci fosse la personalità, l’ambiente familiare, scolastico e il contesto storico politico, viene detto, ma non esplicitato, e non sempre mostrato attraverso le immagini. Si tratta di un film ambizioso e complesso, di una tematica forte e conosciuta, che sicuramente insegna e trasmette qualcosa. Occorreva però una scelta più opportuna di cosa raccontare davvero. La scuola cattolica è un ritratto degli anni ’70 e rappresenta alla perfezione quel desiderio irrequieto e folle di supremazia che viveva nei figli di un’élite privilegiata e corrotta, dove esistono solo due possibilità: sopraffare o essere sopraffatti. Un microcosmo isolato che, con il delitto del Circeo, iniziò a rendersi conto e a guardare tutti con occhi diversi.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
7
Sceneggiatura
6
Interpretazione
8
Sound
6
Emozione
7
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