Dear Evan Hansen, recensione del film musicale sull’adolescenza

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Dear Evan Hansen, recensione del film presentato alla 16ª Festa del Cinema di Roma, in co-produzione con Alice nella Città, diretto da Stephen Chbosky, con nel cast Ben Platt, Julianne Moore, Amy Adams.

Dear Evan Hansen

Dear Evan Hansen, recensione del film diretto da Stephen Chbosky, con Ben Platt, Julianne Moore, Amy Adams, insieme a molti altri, presentato ad Alice nella Città alla 16ª Festa del Cinema di Roma. Evan, liceale che soffre di ansia sociale, segue il consiglio del proprio terapista: scrivere una lettera a se stesso ogni mattina per motivarsi. Un giorno però questa lettera viene trovata e mal interpretata da Connor, compagno di scuola irascibile e solitario. Dopo un tragico evento Evan si ritroverà catapultato nella vita di Connor e in quella della sua famiglia. 

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Evan è il simbolo di una generazione, l’immagine più esplicita di tutti i problemi, le ansie, le preoccupazioni e le momentanee soddisfazioni che concernono l’adolescenza. L’importanza della popolarità, la paura di essere derisi, l’impossibilità di realizzare i propri sogni e, prima fra tutti, la solitudine. Se una volta l’adolescenza era considerata come un periodo spensierato, dove si era pieni di vita ed energia per raggiungere i propri obiettivi, da anni è tutt’altro che questo. Dear Evan Hansen, attraverso il personaggio di Evan, rappresenta proprio le varie sfaccettature che coinvolgono i giovani teenager di oggi, dipingendo come, popolari o emarginati, tutti si sentano soli.

Accettare se stessi

Dear Evan Hansen

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La solitudine di cui parla il film di Stephen Chbosky, intervallato da intermezzi musicali, è una sensazione personale e privata, non sempre evidente esteriormente. Il tema principale del film, legato a molti altri, è sicuramente quello dell’accettazione di sé, il primo passo per costruire la propria identità e affrontare il complesso passaggio all’età adulta, con il dichiarato messaggio che la prima persona con cui star bene siamo proprio noi stessi. Un qualcosa di già visto e più volte raccontato, ma sempre fondamentale, soprattuto in un’epoca dove è sempre più difficile. Tra genitori che non conoscono i propri figli e liceali schiavi di etichette paradossalmente facili da ribaltare, Dear Evan Hansen è una storia semplice e lineare, a volte anche prevedibile.

Seguendo i dettami prestabiliti del racconto e del genere, lo stile musicale che viene dato al film non stona, ma al tempo stesso non ha alcuna funzione narrativa. Ottime performance e brani che dicono molto più di ciò che può sembrare all’inizio, ma che non aggiungono nulla al film. Le parti cantate di Dear Evan Hansen potevano essere benissimo trasformate in dialogo, considerando che ai testi non mancano elementi di trama, profondità e rivelazioni. Velato di amarezza e ricco di spunti di riflessione, il film intrattiene, racconta e, soprattutto, trasmette qualcosa di universale che non bisogna mai dimenticare.

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Questa era la recensione di Dear Evan Hansen, presentato in co-produzione con Alice nella Città alla 16ª Festa del Cinema di Roma, diretto da Stephen Chbosky e con nel cast Ben Platt, Amy Adams e Julianne Moore.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
5
Sceneggiatura
5
Interpretazione
6
Sound
7
Emozione
4
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